domenica 30 agosto 2009

Ottobre a Pechino


Siamo nell'anno 2000 e lo scrittore colombiano Santiago Gamboa parte per un viaggio di oltre un mese in Cina, e questo libro è il resoconto delle sue peregrinazioni e delle riflessioni sulla Cina da lui visitata in prima persona e quella che c'era prima di allora.

Il libro si divide in tre parti, ognuna dedicata alle tre singole realtà da lui toccate:
- Hong Kong
- Macao
- Pechino
Le prime due sono più corte rispetto alla terza, la Pechino che da il titolo al libro e ove lui soggiornò più a lungo. Le città visitate e raccontate dallo scrittore rappresentano tre Cine diverse, specie negli anni attorno alla fine del millennio.

Hong Kong è stata restituita alla Cina solo tre anni prima e gode di uno statuto speciale, quasi fosse un mondo diverso, separato dalla Cina continentale non solo dallo stretto braccio di mare che separa la città vera e propria dai Nuovi Territori. Le escursioni principali attraverso cui ci guida l'autore sono rivolte al tema cinematografico, con la visione di un film di Wong Kar-Wai e la ricerca della casa di Bruce Lee.

A Macao, tornata allora nell'alveo della Repubblica Popolare da meno di un anno, Gamboa ci racconta della sua tristezza e decadenza, con la patina della dominazione portoghese che sopravvive quasi solo a livello architettonico; l'unico mezzo di svago e di rilancio economico della città risiede nei suoi casinò (un business sempre in crescita e la città negli ultimi anni è arrivata a rivaleggiare o addirittura superare come volume di giocate e introiti la ben più rinomata Las Vegas).

A Pechino Gamboa è ospite di un inglese nato li, Carl Crook, e poi ci guida lungo la storia della città, dalle origini fino agli eventi che l'anno trasformata nell'ultimo secolo come l'abbattimento delle mura tartare e la creazione di Piazza Tian-An-Men, attraverso le sue peregrinazioni e le citazioni letterarie di diversi occidentali che vi hanno vissuto o soggiornato per lunghi periodi nel corso del XX secolo. Oltre allo sguardo indietro al passato della "Capitale del Nord", l'autore osserva anche la Pechino contemporanea, una città lanciata per il futuro e determinata ad ottenere le Olimpiadi del 2008 (cosa che puntualmente accadrà) con nuovi progetti di grattacieli e condomini che andranno a soppiantare molti quartieri storici e caratteristici con le loro viuzze strette e le case basse e strette.

Oltre alle notizie sulla città Gamboa ci narra anche le vicende di alcuni abitanti, siano essi la famiglia Crook o i suoi domestici o ospiti, oppure alcuni sudamericani nati a Pechino fino a un conduttore di risciò. Tutte queste descrizioni sono fatte in maniera non intrusiva, con molta delicatezza ed empatia per le storie e i racconti di ognuno.

Ottobre a Pechino è un libro scritto da un camminatore coi piedi piatti (cosa che scopriamo a Hong Kong) ed un resoconto di viaggio che mostra una Pechino attuale ma che ormai in parte già non c'è più. Nel nostro mondo occidentale 9 anni possono sembrare molto pochi, ma nella capitale della Repubblica Popolare sono un'eternità; molti cambiamenti si sono succeduti in questi anni con nuovi quartieri costruiti, vecchi abbattuti o trasformati e molti edifici anche del centro che non sono più gli stessi. Ciò non toglie che questo libro dia una buona infarinatura generale della storia della città e di molti luoghi da visitare per il turista occidentale che ha intenzione di farvi un viaggio o di soggiornarvi per un breve periodo. Molto utili sono, per un ulteriore approfondimento, gli approfondimenti bibliografici suggeriti dall'autore e riportati a fine libro.

Ottobre a Pechino
ed. Guanda

sabato 29 agosto 2009

La Lontananza Del Tesoro


La Guerra Messicana del 1862-1867 l’italiano medio la conosce solo come l’avventura americana di Napoleone III oppure, in particolare se si è del nordest, come quella che portò alla morte di Massimilano d’Asburgo, quello del castello di Miramare. Ancora, alcuni sanno che fu da colui che fece giustiziare Massimiliano, Benito Juarez, che Mussolini prese il nome. Il libro di Paco Ignacio Taibo II, sospeso fra realismo storico e romanzo, ci catapulta nel Messico di quegli anni facendo vedere al lettore europeo l’altro punto di vista, quello del legittimo governo repubblicano del Messico, le sue vicissitudini e la storia di alcune delle armate ribelli che combatterono contro le truppe europee in quegli anni turbolenti.

Il libro narra gli eventi degli anni della guerra collegandoli tra loro attraverso un fil rouge costituito dal fantomatico tesoro del titolo che collega fra loro non solo gli eventi ma anche i personaggi. Questo tesoro viene infatti detto essere costituito dalle più svariate cose: da gioielli ecclesiastici a dipinti trafugati da un museo della Virginia; e molti personaggi di contorno vi ruotano attorno, pur non riuscendone a impossessarsene.

Il libro si suddivide in quattro parti, cronologicamente successive ognuna suddivisa in molti capitoletti ognuno dei quali rispecchia il punto di vista di uno dei personaggi. Questi capitoli si possono dividere essenzialmente in tre grandi categorie:
1) le memorie del manoscritto smarrito di Guillermo Prieto, poeta e ministro delle poste del governo Juarez, in cui egli narra in prima persona le vicende del “governo errante”, costretto a spostarsi sempre più verso nord per scappare dai francesi.
2) le vicende di Vicente Riva Palacio, poeta e drammaturgo trasformatosi in comandante di reparti di guerriglia anti-francese; questi capitoli sono particolari poiché il narratore è onnisciente e si rivolge a Riva Palacio quasi esortandolo a compiere atti di cui lui, il narratore, sa già l’esito, oltre a saper leggere anche i pensieri del poeta.
3) I capitoli “minori” che hanno come protagonisti all’inizio coloro che millantano di sapere tutto del tesoro compresa la sua ubicazione, e poi di coloro che ne vanno in caccia e di quelli che sono stati deputati da Juarez a difenderlo.

Nella prima parte, che copre gli avvenimenti fra l’aprile del ’62, con la vittoria messicana a Puebla, e il settembre del ’64, vediamo gli sviluppi iniziali della guerra, la fuga del governo da Città del Messico, come Riva Palacio decida di lasciare i panni del poeta/drammaturgo per vestire quelli di comandante militare e, intervallate fra queste vicende, vediamo il sorgere delle varie e diverse versioni riguardo all’origine e alla composizione del fantomatico tesoro. Essa si conclude con l’incarico lasciato da Juarez a dei contadini di un villaggio del nord del paese di difendere a costo della loro vita quello che, per colpa di un attacco di tosse del presidente, diventa per tutti “il tesoro”.

Nella seconda parte, ambientata nel periodo che va fino al settembre del ’65, vediamo, oltre alla continuazione dei racconti di Guillermo Prieto sul procedere del governo e di quelli sulle avventure di Vicente Riva Palacio, la comparsa sulla scena di quelli che diventano i cacciatori del tesoro, che vanno dal fuorilegge messicano all’avventuriero olandese. Accanto a questi capitoli ci sono anche quelli dell’altra parte della medaglia, ovvero il racconto delle disavventure in cui incorrono i custodi del tesoro, alcuni dei quali vengono catturati e giustiziati da dei fuorilegge.

Nella terza parte, ambientata fra l’ottobre del ’65 e il febbraio del ’67, vediamo come Prieto abbandoni il seguito presidenziale dopo una discussione con Juarez e ripari negli Stati Uniti e di come venga contattato via lettera da persone che gli chiedono l’ubicazione del tesoro, cosa questa che condivide con Riva Palacio nella corrispondenza che gli manda mentre quest’ultimo è sempre impegnato nei combattimenti nel Michoacán. Di quest’ultimo veniamo a sapere i problemi legati a scelte strategiche quantomeno sorprendenti da parte di Juarez e dei generali da lui scelti come comandanti delle operazioni. Per quanto riguarda il tesoro vediamo come il custode più assiduo riesca a difenderlo grazie al provvidenziale aiuto di un apache.

Nell’ultima parte vediamo l’epilogo della guerra con l’assedio di Querétaro e la sconfitta definitiva degli imperiali attraverso gli occhi di Riva Palacio e gli sviluppi successivi alla fine della guerra della vita di molti personaggi. Il libro si chiude con il rientro a Città del Messico del tesoro, che altro non era che…

Lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II ci guida a passo spedito attraverso l’epopea della guerra contro gli imperialisti, ultimo tassello di un ventennio che scosse il Messico con una serie di guerre a partire da quella contro gli Stati Uniti che gli costò quasi metà del territorio. Il libro parte in sordina con i lunghi racconti delle memorie di Guillermo Prieto per poi accelerare col passare del tempo e delle pagine, man mano che tutti gli altri personaggi vengono introdotti e cominciano a vivere la loro esperienze, mentre Prieto svanisce piano piano sullo sfondo specie dopo la sua separazione dal seguito del presidente Juarez.

I personaggi sono ben descritti e caratterizzati, le loro peculiarità anche se non espresse trasudano dalle parole che li descrivono, eccezioni sono alcuni dei cacciatori del tesoro, che fanno la loro comparsa solamente in un paio di capitoli per poi sparire o desistere uscendo dalla storia. Il tesoro infatti è solo il pretesto per raccontare attraverso di esso la guerra, gli intrighi politici ad essa connessi e un pezzo di storia del Messico che per quanto mitizzato, in quel paese, o dimenticato, nella maggior parte d’Europa, non è mai spiegato in maniera esaustiva.

Il libro può lasciare qualche lettore perplesso, specie all’inizio; ci si può chiedere dove vuole andare a parare, ma l’importante è che il lettore non si lasci scoraggiare e si lasci via via coinvolgere dalle pagine e dalle vicende, fino ad immedesimarsi in uno o più dei personaggi.

La Lontananza Del Tesoro
ed. Net

sabato 22 agosto 2009

Scomparso. Contro Tutte Le Dittature!


Túlio Thayer, imprenditore di Rio de Janeiro, viene un giorno prelevato da casa sua da poliziotti in borghese durante la dittatura militare in Brasile. La sua colpa? Aver mandato dei soldi per il mantenimento di alcuni esuli politici.



Così comincia il libro di Luiz Claudio Cardoso, in cui l’autore carioca porta il lettore all’interno della famiglia Thayer per vedere le reazioni dei singoli componenti e quelle collettive a questo avvenimento che sconvolge in maniera repentina la vita tranquilla di una famiglia alto-borghese.



Il libro, più un racconto lungo che un romanzo (quest’ultima definizione è utilizzata dall’editore sulla copertina), si suddivide in due parti di lunghezza molto differente con una chiosa finale. Ciascuna parte e la chiosa hanno un narratore e un punto di vista diverso, ognuno dei quali è reso bene dall’autore.



La prima parte è narrata da Tulinho, il figlio più giovane (7 anni) di Túlio Thayer nonché il cocco di casa essendo l’unico figlio maschio. Attraverso i suoi occhi e le sue sensazioni il lettore vive non il momento del sequestro, da lui non visto, ma tutte le vicende successive. Tulinho racconta le reazioni della madre e della sorella maggiore (anche loro prelevate per un breve periodo di tempo ma poi, a differenza del padre, rilasciate dalla polizia segreta), quelle dell’alta sorella Doravante a cui è molto legato nonché quelle del nonno e dello zio paterno arrivati da San Paolo per cercare di sfruttare le proprie conoscenze altolocate per ottenere il rilascio del proprio figlio e fratello.Con gli occhi e le parole di Tulinho vediamo come i rapporti all’interno della casa comincio a deteriorarsi fra sua madre e Doravante finché quest’ultima decide di andarsene via di casa.



La seconda parte, molto più corta della prima, è narrata da Doravante, in cui vediamo la sua versione delle vicende nonché l’altro lato di Tulinho, ovvero il bambino pestifero che si è attaccato a lei dopo il sequestro del padre. La quindicenne seconda figlia di Túlio Thayer esce dalle pagine come una ragazza già matura e determinata, convinta delle sue idee nonché la prima ad essere certa dell’avvenuta morte del padre. Di tale morte la madre non si vuole convincere e questo suo atteggiamento porterà gli scontri tra le due ad inasprirsi finché Doravante non deciderà di scappare di casa, dopo aver accusato la madre di aver venduto il padre durante l’interrogatorio cui venne sottoposta per aver salva la vita.



La chiosa finale è invece raccontata da una terza voce narrante, quella di Petrona la cuoca di casa Thayer. Questa lunga chiosa esprime attraverso di lei il punto di vista del proletariato, narrando la sua tristezza per l’accaduto sottolineando come però la famiglia alto-borghese non fosse pronta a sopportare un evento del genere, ragione per cui il contraccolpo è stato molto più forte che se ciò fosse accaduto a una famiglia povera.

Le due parti del libro narrate dai ragazzi Thayer sono caratterizzate da capitoletti molto corti, alcuni lunghi anche solo poche righe, adatti alla descrizione di molti fatti e situazioni quasi come fossero istantanee di diversi momenti della vita familiare. Questa caratteristica stilistica permette quindi all’autore di mantenere una scrittura agile, che incalza il lettore a proseguire e fa alzare il livello di tensione, riuscendo in tal modo a trasmettere i timori, e in qualche caso l’angoscia, dei protagonisti. Timori questi che anche senza la certezza della loro veridicità nel loro intimo tutti i personaggi sanno essere fondati. Cardoso riesce anche a trasferire bene nelle pagine le sensazioni e i pensieri che attraversano le menti dei due ragazzi, anche se in alcuni punti Tulinho appare per forza di cose molto più maturo e cosciente di sé e del mondo rispetto al bambino di 7 anni medio che il lettore si potrebbe immaginare.


Il libro è di facile e svelta lettura, ma l’argomento trattato non è più sereni. Nonostante la presenza di vari libri e film sul tema dei desaparecidos e sulle dittature militari sudamericane degli anni ’60-’70-’80 (cito a titolo di esempio “Niente Asilo Politico” di Enrico Calamai – ed. Feltrinelli e “Garage Olimpo” di Marco Bechis), quegli avvenimenti e quelle realtà sono ancora sconosciuti, o peggio dimenticati, alla maggior parte del pubblico italiano. Il libro di Cardoso non è un libro da leggere in spiaggia ma in una serata piovosa può essere terminato in un paio d’ore – sono una novantina di pagine – e fornisce un bel punto di vista alternativo sulla vita sotto le dittature militari dell’epoca. Un punto di vista familiare e a volte spensierato la cui chiosa finale provvedere a dare una chiusura sobria e ponderata.



Luiz Claudio Cardoso – Scomparso. Contro Tutte Le Dittature

Ed. Salani

venerdì 21 agosto 2009

Come La Vita



Pensate al Messico dei primi anni '80. C'è il Partito Revolucionario Institucional (PRI) che vede piano piano erodersi il potere assoluto e il controllo sul paese di cui ha goduto fin dalla stabilizzazione successiva al periodo rivoluzionario degli anni '10 e '20 del XX secolo. La situazione a livello centrale federale è ancora tranquilla per il PRI perché il suo enorme apparato burocratico gli permette di poter ancora compiere frodi elettorali con una certa facilità; tale situazione cambia sensibilmente a livello locale, e molte municipalità sono nelle mani di movimenti di opposizione sia di sinistra che di destra.


Scendiamo nel particolare: Santa Ana, (fittizia) cittadina mineraria a nord di Città del Messico. Alle ultime elezioni ha trionfato l'opposizione di sinistra con un vantaggio abissale sulle forze del PRI, e la nuova amministrazione municipale vuole cambiare radicalmente la città nonostante l'opposizione delle elite e dei funzionari del PRI locali. La lotta è serrata e già due capi della polizia municipale sono stati assassinati.


In questo ambiente entra in scena lo scrittore di romanzi gialli di Città del Messico José Daniel Fierro. Il sindaco di Santa Ana una sera gli piomba a casa offrendogli il posto di capo della polizia municipale, nonostante JD non abbia mai svolto attività di questo tipo pur avendo scritto molti romanzi sul tema. Fierro accetta l'offerta e si ritrova catapultato nell'ambiente coinvolgente, emozionante, a volte paradossale di Santa Ana assieme ai suoi colleghi sottoposti, fra cui spicca il suo vice "Il Cieco" Barrientos, tiratore infallibile.


La narrazione si suddivide in brevi capitoli che possiamo suddividere in 3 categorie:
- Narrazione vera e propria degli eventi
- Descrizione della storia della municipalità tratta dagli appunti di Fierro
- Lettere di Fierro alla moglie rimasta a Città del Messico
Queste categorie si fondono e mescolano bene nella narrazione, con la storia che fa da apertura ai macroargomenti trattati da uno o più capitoli di narrazione e con le lettere alla moglie che fanno da chiosa finale agli eventi di ogni singola giornata.


Essendo il libro molto breve molti personaggi sono appena abbozzati, ma nonostante questo la lettura del libro è molto piacevole e l'argomento del libro nonché alcuni dei protagonisti possono essere trasferiti facilmente in altre realtà geografiche e storiche, simboleggiando degli archetipi umani facilmente riconoscibili.


Un buon libro per rilassarsi e farsi due risate seguendo JD Fierro nelle sue avventure poliziesche vissute in prima persona, mentre gira per Santa Ana con un cappellino da baseball in fronte e una spilla dell'uomo ragno come stella da sceriffo postmoderna.


Come La Vita di Paco Ignacio Taibo II
ed. Net

giovedì 20 agosto 2009

Presentazione

Il fascino della caccia al libro è una pulsione irrefrenabile per me, l'entrare dentro una libreria nuova o sconosciuta, l'osservare i dorsi e le quarte di copertina dei libri esposti, cercare fra di essi delle piccole o grandi perle fino ad allora a me sconosciute...

Oltre a ciò i libri bisogna anche leggerli, ma il tempo a disposizione è purtroppo limitato e quindi spesso mi ritrovo ad accumulare libri non letti e ad affermare: "Basta, finché non li ho finiti non ne prenderò altri!" Buon proposito questo destinato a cadere invano non appena l'occhio prensile del cacciatore arpionerà un libro mai visto ed attraente che spedirà in cantina le remore del cervello lasciando strada all'istinto.

In questo blog troverete le mie riflessioni e i miei commenti sui libri da me letti da qui in avanti, oltre a un trafiletto sulla sinistra che aggiornerà lo status dei libri letti/comprati/in lettura.

Al momento ho appena cominciato "Ottobre a Pechino" (Guanda) terzo lavoro dello scrittore colombiano Santiago Gamboa che leggo e la sera piano piano mi bevo le quasi 1500 pagine del libro di Robert Fisk "The Great War For Civilisation: The Conquest of the Middle East" (Fourth Estate).