Ryszard Kapuściński è stato un grandissimo scrittore e viaggiatore che ha mandato i suoi reportage, e raccontato le storie, di paesi e popolazioni di mezzo mondo. Anch’egli ha comunque cominciato la sua carriera come gran parte dei giornalisti: dalla gavetta raccontando storie della periferia del proprio paese.
Questa raccolta di racconti-reportage contiene una selezione di storie scritte, tutte a parte una, a cavallo fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 quando il non ancora trentenne Kapuściński viaggiò in lungo e in largo attraverso la Polonia raccontando storie che nel “bel mondo” di Varsavia si potevano dimenticare e viaggiando su svariati mezzi di trasporto, dalla chiatta che scende il fiume portando legname a un camion assieme alla bara di un diciottenne minatore morto schiacciato.
Questa edizione, ripubblicata in occasione della morte dell’autore avvenuta all’inizio del 2007, contiene 21 racconti: i venti della prima edizione più uno, Esercizi di Memoria, scritto nel 1985. Significativa è quindi anche l’inclusione dei quattro racconti che l’autore aveva per varie ragioni escluso da alcune edizioni successive alla prima.
I protagonisti dei racconti sono persone semplici, generalmente povere economicamente ma ognuna con la propria storia particolare che vale la pena raccontare (eccezione è Il Grande Lancio ove il protagonista è l’allora campione del mondo del disco Piatkowski). Lo scenario in cui gran parte delle storie hanno luogo è la Polonia rurale ed arretrata del secondo dopoguerra, con puntate importanti nelle miniere (Lo Stecchito) o nella periferia suburbana di Varsavia per l’apertura dei grandi project condominiali di architettura realsocialista (La Casa). Le storie narrate vanno da quella del barcaiolo analfabeta in pace con sé stesso e contento della sua vita (La Zattera della Salvezza) ad un presunto scandalo di paese con le beghine che prendono a pietrate la modella di uno scultore quasi fosse una Bocca di Rosa (Danka), fino al “rapimento” di una giovane maestrina attuato da una congregazione di suore (Il Ratto di Elzbieta).
Già in questa opera prima di Kapuściński troviamo tracce di quello che diventerà in quelle successive (come Shah in Shah o La Prima Guerra del Football) il suo stile inconfondibile, e la narrazione procede veloce anche se, a causa della brevità di alcuni racconti, a volte sembra solo abbozzare i personaggi; questo non è comunque un punto a sfavore del libro perché permette al lettore di effettuare uno sguardo dall’alto e di effettuare congetture sullo sviluppo delle vicende. Ogni singolo racconto è come se fosse una fotografia, un’istantanea di un mondo semplice e contadino ormai quasi scomparso dopo 50 anni di industrializzazione, realsocialismo e corsa verso l’UE.
La lettura del libro è adatta anche per persone che hanno poco tempo o intervalli brevi da dedicare alla lettura – ad esempio durante il commute quotidiano in metro o in autobus verso il posto di lavoro – poiché la brevità dei racconti e la scioltezza dello stile di Kapuściński permettono di “bersi” un racconto in poco tempo o, se si è costretti a interrompere la lettura a metà, di riprendere facilmente il filo del discorso.
Ryszard Kapuściński
Giungla Polacca
Ed. Feltrinelli
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