Il libro di Trujillo Muñoz è una raccolta di cinque racconti ambientati lungo la frontiera nord-occidentale del Messico che raccontano la cruda realtà, e le vicende a volte al limite dell’incredibile, di quelle lande famose nel mondo industrializzato solo perché confinanti con gli Stati Uniti; e le cui vicende e la cui realtà, spesso molto più vicina al terzo mondo che al primo, è spesso sconosciuta ai più in quanto, usando le parole di un tassista nel libro “[siamo] in culo al mondo, nel fondoschiena degli Stati Uniti. Li siamo amico, e li resteremo”.
Morgado si muove in questa realtà a lui ormai quasi sconosciuta poiché la sua assenza dalla terra natia si è protratta per molti anni, ma grazie all’aiuto di qualche amico di gioventù e di personaggi all’apparenza strani e poco affidabili come i Corvi l’avvocato delle cause perse riesce a risolvere uno dopo l’altro i vari casi che gli vengono proposti, sia che la soluzione sia positiva e un morto possa “tornare a casa” che quando essa non lo sia e un padre naturale si dimostri diverso dalle aspettative.
Questi racconti sono un buon viatico per fare un volo da corvo sopra l’altro lato del ventre molle degli Stati Uniti, in una terra dura ed aspra che ha forgiato uomini e donne a sua somiglianza; racconti che mostrano un Messico diverso da quello cosmopolita della sua capitale, da quello turistico della costa dello Yucatan e da quello contadino del centro-sud del paese. È un Messico non molto sconosciuto ma che è sempre stato fondamentale nella decisione dei destini del paese, poiché da qui sono partite le armate della rivoluzione del 1910 e mezzo secolo prima è da queste parti lungo il confine (anche se maggiormente verso est) che il presidente Juárez si ritirò scappando dall’invasore francese.
Gabriel Trujillo Muñoz
Il Banchetto Dei Corvi
Ed. Feltinelli
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